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	<title>Matteo Giovannini Chirurgo</title>
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	<description>Benvenuti sul mio sito</description>
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		<title>La Sindrome di Poland ed il Pectus Excavatum</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2020/06/12/la-sindrome-di-poland-ed-il-pectus-excavatum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 11:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia ricostruttiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono due anomalie morfologiche della gabbia toracica che determinano una introflessione di tipologia, forma ed entità variabili del piano toracico avvicinando il profilo costale e la superficie sternale alla colonna vertebrale.&#160; Sono tristemente note per essere un vero problema psicologico e sociale.&#160; La ricerca sul background genetico e una probabile origine embriologica vascolare di questi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono due anomalie morfologiche della gabbia toracica che determinano una introflessione di tipologia, forma ed entità variabili del piano toracico avvicinando il profilo costale e la superficie sternale alla colonna vertebrale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tristemente note per essere un vero problema psicologico e sociale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca sul background genetico e una probabile origine embriologica vascolare di questi focolai è molto interessante (Chaput); spesso si vedono delle associazioni tra loro o con altre condizioni come il seno tuberoso nelle donne.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pectus excavatum è di gran lunga il più comune con almeno 1/1000 pazienti, ma è difficile ottenere statistiche veritiere su questa malformazione che non si vede spesso alla nascita a differenza della sindrome di Poland (1 / 30.000). Altrettanto, molti pazienti hanno un difetti lievi che non risultano evidenti nemmeno ai sanitari, anche perché non sono associati a disturbi funzionali.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="//i1.wp.com/matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2020/06/poland-syndrome.jpg" alt="" class="wp-image-4143" width="468" height="254"/><figcaption>Sindrome o anomalia di Poland<br></figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong><a href="https://www.anatomikmodeling.com/it/trattamento-sindrome-di-poland" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sindrome di Poland</a></strong>, è un insieme di anomalie anatomiche congenite situate su un lato solo del corpo, precisamente tra i muscoli pettorali di una metà del torace e l&#8217;arto superiore adiacente (mano in particolare).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong><a href="https://www.anatomikmodeling.com/it/trattamento-pectus-excavatum" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pectus excavatum</a> </strong>è un&#8217;anomalia della gabbia toracica caratterizzata da un infossamento della parte centrale dello sterno. Le persone che ne sono affette presentano un incavo particolarmente evidente al centro del torace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo le funzioni cardio-respiratorie molto spesso compatibili con una vita normale (e pertanto non richiedendosi correzioni di carattere ortopedico), si propende sempre più per l’opzione strettamente estetica che consente una correzione ottimale del difetto con una invasività contenuta; tutto ciò si traduce in un ridotto dolore postoperatorio ed un contenimento marcato delle complicanze chirurgiche.<br>Al fine di ottimizzare l’esito dell’intervento si fa ricorso ad impianti su misura, realizzati con un elastomero di silicone morbido su un design TC guidato; il posizionamento in sede retro- pettorale ne ottimizza il risultato.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="//i2.wp.com/matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2020/06/pectus-excavatum.jpg" alt="" class="wp-image-4144"/><figcaption>Pectus excavatum<br></figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In talune deformità, l’associazione di una alterazione della gabbia toracica e di un seno tuberoso, possono richiedere l’impianto di una doppia protesi per ottenere un risultato morfologico ottimale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img decoding="async" src="//i2.wp.com/matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2020/06/asimmetria-mammaria-risultato-impianto-3d-personalizzato-02b-700x400.png" alt="" class="wp-image-4145" width="551" height="196"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">L’impianto è permanente e può essere applicato già nel periodo adolescenziale se lo sviluppo ha raggiunto una sua stabilizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conformazione della protesi, definita con uno studio digitale preoperatorio consente di effettuare un trattamento estremamente mirato e gradevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro piacere è restituirvi il piacere di guardarvi allo specchio e mostrarvi al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">AnatomikModeling</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="//i1.wp.com/matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2020/06/Anatomik.jpg" alt="" class="wp-image-4146"/><figcaption>Esempio di ricostruzione digitale della lacuna e perfezionamento morfologico della protesi</figcaption></figure></div>
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		<title>Diastasi dei retti addominali &#8211; Addominoplastica</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2019/10/11/diastasi-dei-retti-addominali-addominoplastica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 03:53:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia della parete addominale]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia ricostruttiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante rientri tra i difetti di parete addominale, ci è sembrato giusto dedicare un capitolo a parte a questa problematica in cui si assiste allo sfiancamento persistente della parete stessa per la tensione protratta cui viene sottoposta.&#160; Le condizioni che più frequentemente espongono al rischio di diastasi, ossia divisione, allontanamento, dei muscoli retti dell’addome ( [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nonostante rientri tra i difetti di parete addominale, ci è sembrato giusto dedicare un capitolo a parte a questa problematica in cui si assiste allo sfiancamento persistente della parete stessa per la tensione protratta cui viene sottoposta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le condizioni che più frequentemente espongono al rischio di diastasi, ossia divisione, allontanamento, dei muscoli retti dell’addome ( quelli che formano la cosiddetta “tartaruga”) sono in prevalenza la gravidanza ed il sovrappeso protratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali circostanze espongono la fascia muscolare della parete addominale ad una distensione continuativa che determina un allargamento del rafe mediano detto linea alba ed una progressiva stabilizzazione dell’anomalia. Analogamente i tessuti sovrafasciali, ossia il tessuto adiposo e la cute, risentono di queste problematiche in quanto il tessuto adiposo viene caratterizzato da ipertrofia e spesso lipedema mentre la cute, che deve comunque rivestire il nostro corpo, viene distesa in maniera importante. Questa abnorme richiesta spesso produce a livello cutaneo un danno permanente esitando quasi sempre in smagliature diffuse al basso ventre e talvolta nel “grembiule addominale”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si deve ridurre il problema ad un solo inestetismo in quanto la vistosa plica è frequente responsabile di intertrigine (il fastidioso arrossamento flogistico che si localizza nelle pieghe cutanee come la plica addominale, i solchi mammari,…).<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso il riconoscimento di una condizione di questo tipo porta a suggerire approcci conservativi e dobbiamo dire che minimi margini di recupero esistono ma alcuni fattori collaterali, quali l’età, la predisposizione personale,… spesso rendono insoddisfacente questo percorso che, comunque, richiede limitazioni. Proprio alla luce di quanto detto, un recupero pressoché completo si ravvisa nelle donne giovani alla prima gravidanza in cui il volume addominale sia stato contenuto come anche in tutte le forme di sovrappeso adolescenziale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La correzione tangibile di questa condizione si ravvisa nell’intervento di addominoplastica ossia una procedura che mediante un accesso arcuato bisiliaco consente lo scollamento del tessuto adiposo profondo dalla fascia muscolare superficiale. L’esposizione del piano fasciale consente di apportare le plicature correttive che consentono di avvicinare i muscoli retti dell’addome ripristinando lo <em>status quo</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal senso la nostra equipe vanta un&#8217;esperienza molto vasta e la mettiamo a vostra disposizione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stenosi del canale spinale</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2018/02/01/stenosi-del-canale-spinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2018 22:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia vertebrale]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stenosi spinale è un restringimento anomalo del canale vertebrale che può verificarsi in uno o più segmenti della colonna vertebrale. Solitamente è causata da spondiloartrosi, discopatia, artrite, spondilolistesi, siringomielia e masse ossee come da malattia di Paget. Questo restringimento può produrre deficit neurologici specifici. I sintomi includono dolore, intorpidimento, parestesia, fascicolazioni, mioclonie, crampi, spasmi, pseudo-miotonia e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La stenosi spinale è un restringimento anomalo del canale vertebrale che può verificarsi in uno o più segmenti della colonna vertebrale. Solitamente è causata da spondiloartrosi, discopatia, artrite, spondilolistesi, siringomielia e masse ossee come da malattia di Paget.</p>
<p>Questo restringimento può produrre deficit neurologici specifici. I sintomi includono dolore, intorpidimento, parestesia, fascicolazioni, mioclonie, crampi, spasmi, pseudo-miotonia e perdita di controllo motorio (paresi, neurodeficit di vario tipo, paraplegia nei casi gravi). La posizione della stenosi determina quale zona del corpo è influenzata.<sup id="cite_ref-eMed_2-0" class="reference"></sup> <sup id="cite_ref-3" class="reference"></sup></p>
<p>Vi sono diversi tipi di stenosi spinale e le più frequenti sono la stenosi lombare e la stenosi cervicale. Mentre la prima è più comune ma comporta solo la compressione delle radici (radicolopatia) sino alla compressione dell&#8217;intera cauda equina (sindrome della cauda equina), la seconda è più grave perché comporta anche la compressione del midollo spinale (mielopatia) esitando in importanti deficit spesso non recuperabili interamente.</p>
<p>Nel complesso, i sintomi della stenosi spinale hanno questa caratterizzazione:</p>
<ul>
<li>Sviluppo lento nel tempo o inizio lento</li>
<li>Incostanza</li>
<li>Si verificano durante determinate attività (come camminare per la stenosi lombare, o in bicicletta mentre si tiene la testa in posizione verticale) e / o posizioni (come stare in piedi per la stenosi lombare)</li>
<li>Miglioramento clinico conseguito dal riposo (seduto o sdraiato) e / o in flessione ventrale del tronco</li>
</ul>
<p>Quando la stenosi si è sviluppata nella parte bassa della schiena (colonna lombare), si può manifestare dolore agli AAII durante la deambulazione; questo dolore che tende a recedere dopo alcuni minuti di riposo è noto come claudicatio neurogena. Si può altrettanto osservare intorpidimento o formicolio, debolezza, dolore o crampi agli AAII in fase di attività, lombalgia.</p>
<p>Le stenosi toraciche sono estremamente rare e sono quasi esclusivamente di pertinenza non chirurgica; i sintomi comprendono dorsalgia, dolore agli AAII, problemi di equilibrio e coordinamento, disfunzioni vescicali e/o intestinali.</p>
<p>Nelle stenosi cervicali si vede intorpidimento o formicolio, debolezza, in una mano, un braccio, un piede o una gamba; problemi alla deambulazione ed all&#8217;equilibrio, cervicalgia, nei casi più gravi disfunzione dell&#8217;intestino o della vescica (urgenza urinaria e incontinenza).</p>
<p>Il trattamento chirurgico viene proposto quando l&#8217;entità dei sintomi diviene insostenibile o grava eccessivamente la qualità di vita, sfuggendo alle terapie conservative. Esso prevede la creazione di una o più finestre a carico del canale vertebrale mediante le quali si liberino gli elementi nervosi gravati dallo schiacciamento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fimosi</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2018/01/30/fimosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 23:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia ricostruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fimosi è un diffuso restringimento dell&#8217;orifizio prepuziale, più precisamente una condizione medica per la quale non è possibile retrarre il prepuzio&#160;del pene oltre al glande. Durante la minzione può anche verificarsi un gonfiore sotto il prepuzio. Negli adolescenti e negli adulti la fimosi può causare dolore durante l&#8217;erezione ma, altrimenti, non è dolorosa. Coloro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La fimosi è un diffuso restringimento dell&#8217;orifizio prepuziale, più precisamente una condizione medica per la quale non è possibile retrarre il prepuzio&nbsp;del pene oltre al glande. Durante la minzione può anche verificarsi un gonfiore sotto il prepuzio. Negli adolescenti e negli adulti la fimosi può causare dolore durante l&#8217;erezione ma, altrimenti, non è dolorosa. Coloro che sono colpiti sono a maggior rischio di incorrere in una infiammazione del glande, nota come balanite e altre complicazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nei bambini piccoli, è normale che non sia possibile retrarre il prepuzio, tuttavia in oltre il 90% dei casi ciò si risolve intorno all&#8217;età di sette anni e nel 99% dei casi entro i 16 anni.<sup id="cite_ref-IQ2015_2-0" class="reference"></sup>&nbsp;Occasionalmente, la fimosi può essere causata da una patologia sottostante, come la presenza di cicatrici dovute a balanite o a balanite xerotica obliterante. Ciò può essere generalmente diagnosticato quando si osservano cicatrici dell&#8217;apertura del prepuzio.<sup id="cite_ref-Mc2007_3-1" class="reference"></sup></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In genere, la fimosi si risolve senza trattamento all&#8217;età di tre anni. Durante i primi anni di vita del bambino non dovrebbero essere tentati sforzi per retrarre il prepuzio. Per coloro la cui condizione non migliora può essere indicato o aspettare ancora del tempo o utilizzare una crema steroide per tentare di allentare la pelle stretta. Se ciò non risultasse efficace, si potrebbero raccomandare altri trattamenti, come la circoncisione.<sup id="cite_ref-IQ2015_2-1" class="reference"></sup> Una potenziale complicanza della fimosi è la parafimosi, in cui vi è l&#8217;impossibilità nel ricoprire il glande col prepuzio una volta che è stato retratto.<sup id="cite_ref-Mc2007_3-2" class="reference"></sup> Il termine ha origine dalla parola greca <i>phimos</i> (<i>φῑμός</i>), che significa &#8220;muso&#8221;.<sup id="cite_ref-4" class="reference"></sup></span></p>
<p>Alla nascita, lo strato interno del prepuzio è sigillato al glande sul pene. Il prepuzio di solito non è retraibile nella prima infanzia e ciò può perdurare anche fino ai 18 anni.<sup id="cite_ref-10" class="reference"></sup></p>
<p>Le associazioni mediche consigliano di non retrarre il prepuzio di un neonato, al fine di prevenire eventuali cicatrici.<sup id="cite_ref-AAP_11-0" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-12" class="reference"></sup> Alcuni sostengono che la non-retraibilità può essere &#8220;considerata normale per i maschi fino all&#8217;adolescenza compresa&#8221;.<sup id="cite_ref-huntley2003_13-0" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-14" class="reference"></sup> Hill afferma che la piena retraibilità del prepuzio non può essere raggiunta fino alla tarda infanzia o all&#8217;età adulta. Un sondaggio danese ha rilevato che l&#8217;età media della prima retrazione del prepuzio è di 10,4 anni.<sup id="cite_ref-15" class="reference"></sup></p>
<p>Rickwood, così come altri autori, ha suggerito che la condizione di fimosi è sovradiagnosticata per via della mancata distinzione tra non retraibilità tipica dello sviluppo e una situazione patologica.<sup id="cite_ref-Rickwood1989_16-0" class="reference"></sup><sup id="cite_ref-Spilsbury2003_5-1" class="reference"></sup> Alcuni autori usano i termini &#8220;fisiologici&#8221; e &#8220;patologici&#8221; per distinguere tra questi tipi di fimosi;<sup id="cite_ref-Hill2003_17-0" class="reference"></sup> altri usano il termine &#8220;prepuzio non-retrattile&#8221; per distinguere questa condizione di sviluppo dalla fimosi patologica.</p>
<p>In alcuni casi, si può identificare una situazione patologica se sembra che il bambino accusi un dolore, un rigonfiamento del prepuzio o un apparente disagio durante la minzione.<sup id="cite_ref-Babu2004_18-0" class="reference"></sup></p>
<p>Nelle donne una condizione paragonabile è conosciuta come &#8220;fimosi clitoridea&#8221; per cui il prepuzio clitorideo non può essere ritratto, limitando l&#8217;esposizione del glande clitorideo.<sup id="cite_ref-19" class="reference"></sup><span id="Gradi_di_intensit.C3.A0"></span></p>
<p>Secondo Kikiros et al. è possibile identificare una scala di cinque gradi di intensità della fimosi:<sup id="cite_ref-20" class="reference"></sup></p>
<ul>
<li>Grado 5: assolutamente nessuna retrazione prepuziale.</li>
<li>Grado 4: lieve retrazione, però l&#8217;orifizio urinario (meato) continua ad essere coperto.</li>
<li>Grado 3: retrazione parziale, meato visibile, però il restante della glande continua ad essere coperto.</li>
<li>Grado 2: esposizione parziale della glande.</li>
<li>Grado 1: retrazione totale del prepuzio, però lo stesso stringe la base della glande.</li>
</ul>
<p>La fimosi può essere congenita o acquisita:</p>
<ul>
<li>è congenita quando fin dalla nascita e nei primi anni di vita si manifesta un restringimento prepuziale. L&#8217;operazione è consigliabile solo se la fimosi è serrata; se non serrata si può elasticizzare di più il prepuzio con ripetuti esercizi e creme steroide oppure con&nbsp;dispositivi medici, chiamati &#8220;tuboidi&#8221;, cui consegue la formazione di nuove cellule elastiche che stabilizzano il risultato;</li>
<li>è acquisita se si manifesta in età adulta a causa di infiammazioni fungine o batteriche del glande o del prepuzio, oppure in seguito ad un lichen sclero-atrofico. In questi casi è solitamente necessaria l&#8217;operazione.</li>
</ul>
<p>La fimosi, sia congenita sia acquisita, può essere serrata o non serrata:</p>
<ul>
<li>è serrata quando il restringimento è tale da impedire lo scoprimento del glande anche a pene rilassato e in casi limite può anche portare difficoltà nell&#8217;urinare. In questi casi è la circoncisione il rimedio più utilizzato.</li>
<li>è non serrata quando non si riesce a scoprire il glande a pene eretto. Non dà particolari problemi, si raccomanda solo di usare il profilattico durante la penetrazione perché forzare lo scoprimento del glande può comunque provocare la parafimosi, che è un grave effetto in cui non si riesce più a ricoprire il glande comportando uno strangolamento dello stesso ed è necessario un intervento d&#8217;urgenza per risolverlo</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Discopatia degenerativa</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2018/01/23/discopatia-degenerativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 23:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia vertebrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La malattia degenerativa del disco è una delle cause più comuni ed incomprese causa di rachialgia ed&#160;è il prodotto dell&#8217;usura e delle microlacerazioni di un disco intervertebrale. In alcuni casi è causa anche debolezza, intorpidimento e dolori lancinanti alle braccia o alle gambe (dolore radicolare). Si presenta tipicamente con un dolore cronico di basso livello [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La malattia degenerativa del disco è una delle cause più comuni ed incomprese causa di rachialgia ed&nbsp;è il prodotto dell&#8217;usura e delle microlacerazioni di un disco intervertebrale. In alcuni casi è causa anche debolezza, intorpidimento e dolori lancinanti alle braccia o alle gambe (dolore radicolare). Si presenta tipicamente con un dolore cronico di basso livello intervallato da periodiche riacutizzazioni.<br />
Le degenerazioni discali dolorose sono comuni nel rachide cervicale (collo) e nel rachide lombare (colonna lombare) poiché queste aree sono soggette alle maggiori escursioni motorie e stress fisici.</p>
<p>Il termine degenerativo sottolinea come tali problematiche vedano un progressivo deterioramento per quanto questo non sia strettamente riferito ai sintomi; esso descrive piuttosto il processo del disco che degenera nel tempo.</p>
<p>Nonostante ciò, la malattia degenerativa del disco non è una malattia, ma una condizione in cui l&#8217;usura ambientale e quella biologica (correlate all&#8217;età) esercitano la loro opera su uno o più dischi causando dolore, instabilità ed altri sintomi. Questa condizione vede una progressione generalmente torpida ed un avvicendarsi dei sintomi piuttosto subdolo ma conduce a severe limitazioni funzionali che spesso richiedono una gestione chirurgica.</p>
<p>Questo processo di deterioramento risulta inizialmente paucisintomatico poiché il disco stesso ha pochissima innervazione; il dolore di solito si manifesta quando gli effetti di questo processo colpiscono altre strutture della colonna vertebrale come i muscoli, le articolazioni o le radici nervose.</p>
<p>Il dolore associato deriva generalmente da due fattori principali:</p>
<ol>
<li><strong>Infiammazione</strong>. Le proteine ​​infiammatorie dall&#8217;interno dello spazio discale possono fuoriuscire mentre il disco degenera, causando gonfiore nelle strutture spinali circostanti. Questa infiammazione può causare tensione muscolare, spasmi muscolari e dolorabilità localizzata alla schiena o al collo. Se una radice nervosa si infiamma, il dolore e l&#8217;intorpidimento vedono una distribuzione loco-regionale che ripercorre l&#8217;area di innervazione della radice in oggetto.</li>
<li><strong>Instabilità</strong>. L&#8217;ammortizzazione e il supporto di un disco in genere forniscono diminuzioni in quanto lo strato esterno del disco (la fibrosi ad anello) degenera, portando a piccoli movimenti innaturali tra le vertebre. Questi micromovimenti possono causare tensione e irritazione nei muscoli circostanti, nelle articolazioni e / o nelle radici nervose poiché il segmento spinale diventa progressivamente più instabile, causando episodi intermittenti di dolore più intenso.</li>
</ol>
<p>Entrambe possono causare spasmi muscolari, che sono il tentativo del corpo di stabilizzare la colonna vertebrale. La tensione e gli spasmi muscolari possono essere abbastanza dolorosi e si pensa che siano i veri responsabili delle recrudescenze algiche che&nbsp;possono essere correlate a attività recenti e stress anormale sulla colonna vertebrale, oppure possono insorgere improvvisamente senza causa evidente. Gli episodi possono durare da pochi giorni a diverse settimane prima di tornare a bassi livelli di dolore o temporaneamente scomparire del tutto.&nbsp;Altri sintomi comuni includono:</p>
<ol>
<li>Una sensazione di instabilità/inefficienza muscolare dei segmenti interessati</li>
<li>Tensione o spasmi muscolari gravemente dolorosi a tratti debilitanti</li>
<li>Possibili dolori irradiati che si avvertono acuti, lancinanti o caldi</li>
<li>Variazione&nbsp;del dolore quando si tengono determinate posizioni, come stare seduti o in piedi per periodi prolungati (esacerbando la lombalgia), o guardare troppo a lungo al cellulare o al libro (peggioramento del dolore al collo)</li>
<li>Contenimento algico quando si cambia spesso posizione, piuttosto che rimanere seduti o in piedi per periodi prolungati</li>
</ol>
<p>Il primo step della terapia è sicuramente destinato alla terapia antalgica con l&#8217;impiego di uno schema farmacologico idoneo ed una adeguata ginnastica posturale. Quando le modalità conservative non hanno più efficacia si ricorre alla correzione chirurgica mediante la quale si cerca di soddisfare i seguenti aspetti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Rimozione delle compressioni che gravano sulle strutture mieloradicolari</li>
<li>Inserimento di un dispositivo che emuli il disco intervertebrale</li>
<li>Fusione delle due vertebre</li>
</ul>
<p>Una chirurgia di fusione stabilisce i meccanismi per la crescita delle ossa e la fusione si verifica nei mesi successivi alla procedura. Per questo motivo, il processo completo di recupero da un intervento chirurgico di fusione può durare fino a un anno, anche se la maggior parte dei pazienti è tornata alle loro attività regolari entro 6-8 settimane.</p>
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		<title>Ernie discali</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2018/01/16/ernie-discali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 00:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia vertebrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ernia del disco è una condizione medica che colpisce la colonna vertebrale in cui una lacerazione nell&#8217;anello esterno fibroso di un disco intervertebrale consente alla porzione morbida e centrale di sporgersi oltre gli anelli esterni danneggiati. L&#8217;ernia del disco è solitamente dovuta alla degenerazione correlata all&#8217;età dell&#8217;anello esterno, nota come anulus fibrosus, sebbene siano implicati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ernia del disco è una condizione medica che colpisce la colonna vertebrale in cui una lacerazione nell&#8217;anello esterno fibroso di un disco intervertebrale consente alla porzione morbida e centrale di sporgersi oltre gli anelli esterni danneggiati. L&#8217;ernia del disco è solitamente dovuta alla degenerazione correlata all&#8217;età dell&#8217;anello esterno, nota come anulus fibrosus, sebbene siano implicati anche traumi, lesioni da sollevamento o tensioni. Le protrusioni sono spesso postero-laterali a causa della presenza del legamento longitudin<br />
ale posteriore nel canale spinale. Questa apertura nell&#8217;anello del disco può comportare il rilascio di sostanze chimiche che facilitano l&#8217;infiammazione la quale è implicata nella genesi di un forte dolore anche in assenza di compressione della radice nervosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><div id="attachment_3684" style="width: 269px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3684" class="wp-image-3684 " src="https://www.matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2018/01/ernia-del-disco-lombare-300x208.png" alt="" width="259" height="180" srcset="https://www.matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2018/01/ernia-del-disco-lombare-300x208.png 300w, https://www.matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2018/01/ernia-del-disco-lombare.png 360w" sizes="auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px" /><p id="caption-attachment-3684" class="wp-caption-text">Esempio di compressione di una compressione radicolare prodotta da una protrusione discale.</p></div></p>
<p>Le ernie del disco sono normalmente un&#8217;evoluzione di una protrusione discale precedentemente esistente, condizione in cui gli strati più esterni dell&#8217;anulus fibroso sono ancora intatti ma possono sporgere quando il d</p>
<p>isco è sotto pressione.</p>
<p>La maggior parte delle ernie &#8220;minori&#8221; guariscono entro alcune settimane e la terapia antalgica come la FKT sono generalmente efficaci. Le ernie gravi possono non guarire da sole e possono richiedere un intervento chirurgico anche perché la compressione continua del</p>
<p>la radice nervosa o degli elementi intradurali può essere fonte di neuropatie persistenti e non recuperabili.</p>
<p>Sebbene molte ernie discali &#8220;minori&#8221; guariscano spontaneamente con un trattamento conservativo, spesso le ernie del disco richiedono un intervento chirurgico correttivo. Uno degli obiettivi principali della chirurgia è rimuovere la pressione o ridurre la compressione meccanica su un elemento neurale: il midollo spinale o una radice nervosa. Ma è sempre più riconosciuto che il mal di schiena, piuttosto che essere unicamente dovuto alla compressione, potrebbe anche essere dovuto a un&#8217;infiammazione chimica. Ci sono prove che indicano un mediatore infiammatorio specifico di questo dolore. Questa molecola infiammatoria, chiamata tumor necrosis factor-alfa (TNF), viene rilasciata non solo dall&#8217;e</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>rnia del disco, ma anche in caso di rottura del disco (strappo anulare), da faccette articolari e da stenosi spinale. Oltre a causare dolore e infiammazione, il TNF può anche contribuire alla degenerazione del disco.</p>
<p>La maggior parte dei casi di ernia del disco spinale si verifica nella regione lombare (95% in L4-L5 o L5-S1). [22] Il secondo sito più comune è la regione cervicale (C5-C6, C6-C7). La regione toracica rappresenta solo dallo 0,15% al ​​4,0% dei casi. Le ernie di solito si manifestano posterolateralmente, dove l&#8217;anulus fibrosus è relativamente sottile e non è rinforzato dal legamento longitudinale posteriore o anteriore. Nel midollo spinale cervicale, un&#8217;ernia posterolaterale sintomatica tra due vertebre inciderà sul nervo che esce dal canale spinale tra quelle due vertebre su quel lato.</p>
<p>A seconda della dimensione e della ripercussione clinica dell&#8217;erniazione, si potranno fornire le indicazioni per la gestione del problema.</p>
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		<title>Ragade anale</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2017/11/14/ragade-anale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 23:37:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Proctologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ragade anale è un&#8217;ulcerazione lineare dell&#8217;ano, talvolta solitaria, situata prevalentemente sulla commissura posteriore. Lunga fino a 2 centimetri circa e situata al confine tra la linea pettinata e la cute dell&#8217;anoderma. La sua presenza causa dolorosi spasmi dello sfintere anale. Non vi è un&#8217;età specifica di insorgenza essendo la conseguenza di habitus alvini. L&#8217;età di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <b>ragade anale</b> è un&#8217;ulcerazione lineare dell&#8217;ano, talvolta solitaria, situata prevalentemente sulla commissura posteriore. Lunga fino a 2 centimetri circa e situata al confine tra la linea pettinata e la cute dell&#8217;anoderma. La sua presenza causa dolorosi spasmi dello sfintere anale.</p>
<p>Non vi è un&#8217;età specifica di insorgenza essendo la conseguenza di habitus alvini. L&#8217;età di maggiore incidenza è tuttavia quella giovanile ed adulta e sostanzialmente sovrapponibile nei due sessi.</p>
<p>La comparsa della ragade anale è solitamente dovuta alla stitichezza o alla diarrea protratte nel tempo. Spesso l&#8217;evento scatenante è rappresentato dal passaggio nel canale anale di una grande quantità di feci o di feci particolarmente dure (ad esempio dei fecalomi). Nei casi di stitichezza le feci sostano nell&#8217;intestino più del normale, si induriscono e al momento della defecazione, nel fuoriuscire causano un piccolo trauma alla parete anale. Il susseguirsi di questi eventi porta alla formazione della ragade. Gioca un ruolo essenziale l&#8217;ipertono dello sfintere anale interno, che causa, con ogni probabilità, una &#8220;micro-ischemia&#8221; localizzata che rallenta, e talvolta impedisce, la corretta rimarginazione dell&#8217;ulcerazione. La perdita di elasticità del canale anale secondaria a precedenti interventi di chirurgia anale può rappresentare un fattore predisponente.</p>
<p>La linea mediana posteriore è interessata in circa il 98% dei maschi e nel 90% delle femmine.<sup id="cite_ref-2" class="reference"></sup> Ragadi e fissurazioni in altra sede devono far pensare ad altri disturbi sottostanti, come ad esempio la malattia di Crohn.</p>
<p>Il sintomo caratteristico della presenza di ragade anale è il dolore parossistico ed urente. Viene spesso descritto dal paziente come tremendo e lacerante. Compare caratteristicamente a ogni defecazione e tende a durare da alcuni minuti fino a diverse ore dopo l&#8217;evacuazione. Talvolta tende ad associarsi il prurito in regione anale. Alcuni pazienti riferiscono in corso di evacuazione la perdita di qualche goccia di sangue, generalmente di colore rosso vivo. In rari casi si può verificare una vera e propria rettorragia.<sup id="cite_ref-3" class="reference"></sup> In molti casi vi è associazione con la presenza di fistola, ascesso perimetrale od emorroidi. Nelle ragadi cronicizzate spesso si osserva la comparsa di un polipo sentinella (infiammatorio) sul margine esterno. Non sono state riconosciute cause di familiarità o predisposizione.</p>
<p>I trattamenti cui si ricorre e che il chirurgo può proporre sono:</p>
<ul>
<li>Il trattamento conservativo con farmaci topici</li>
<li>La dilatazione anale (fattibile a livello domiciliare od in sedazione)</li>
<li>L&#8217;infiltrazione con tossina botulinica</li>
<li>La sfinterotomia laterale interna</li>
</ul>
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		<title>Emorroidi</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2017/03/14/emorroidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 22:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Proctologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emorroidi sono vene ectasiche e gonfie di sangue nel vostro ano e retto inferiore, simili a vene varicose. Sono problematiche di carattere prettamente multifattoriale anche se spesso la causa è sconosciuta. Possono derivare da sforzi durante la defecazione o dalla maggiore pressione endoaddominale sulle efferente venose durante la gravidanza. Si dividono classicamente in interne [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le emorroidi sono vene ectasiche e gonfie di sangue nel vostro ano e retto inferiore, simili a vene varicose. Sono problematiche di carattere prettamente multifattoriale anche se spesso la causa è sconosciuta. Possono derivare da sforzi durante la defecazione o dalla maggiore pressione endoaddominale sulle efferente venose durante la gravidanza. Si dividono classicamente in interne (all’interno del retto) od esterne (esterne all’ano).</p>
<p>Sono molto comuni e si stima che i 3/4 della popolazione nel corso della vita abbia problematiche riconducibili a questo.</p>
<p>Molto spesso la gestione di questi disturbi si effettua in corso di complicazioni e fortunatamente si hanno a disposizione molti tipi di approcci.</p>
<p>Le emorroidi hanno il seguente corteo sintomatologico:</p>
<ul>
<li>Sanguinamento indolore durante i movimenti intestinali (si potrebbe notare una piccola quantità di sangue rosso vivo sul vostro carta igienica o nel water)</li>
<li>Prurito o irritazione anale</li>
<li>Dolore o disagio</li>
<li>Gonfiore intorno l&#8217;ano</li>
<li>Una tumefazione di consistenza dura vicino al vostro ano, che può essere ipersensibile o dolorosa al tatto (verosimle trombosi emorroidaria)<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3580 alignright" src="https://www.matteogiovannini.it/wp-content/uploads/2017/03/ds00096_im01772_r7_hemorrhoidsthu_jpg-300x290.jpg" alt="ds00096_im01772_r7_hemorrhoidsthu_jpg" width="300" height="290" /></li>
</ul>
<p>La posizione incide sul quadro clinico stesso:</p>
<ul>
<li>Le emorroidi interne si trovano all&#8217;interno del retto.Sono poco visibili dall’esterno e raramente producono una sintomatologia rilevante se si esclude il fatto che il transito delle feci (considerando la fragilità della mucosa) può produrre ulcerazione e di conseguenza sanguinamento. Di tanto in tanto, lo sforzo può spingere un emorroidi interne attraverso l&#8217;apertura anale processare il plesso ed essere causa di dolore o sanguinamento.</li>
</ul>
<ul>
<li>Le emorroidi esterne si formano sotto la pelle perianale. In corso di irritazione possono produrre prurito o sanguinamento.</li>
</ul>
<p>Le vene intorno l&#8217;ano tendono a procidere in corso di ponzamento e possono gonfiarsi a causa di:</p>
<ul>
<li>Sforzare durante i movimenti intestinali</li>
<li>Stare seduti per lunghi periodi di tempo sul water</li>
<li>Diarrea cronica o costipazione</li>
<li>Obesità</li>
<li>Gravidanza</li>
<li>Rapporto anale</li>
<li>Dieta povera di fibre</li>
<li>Le emorroidi sono più probabili con l&#8217;invecchiamento, perché i tessuti che sostengono le vene nel retto e ano possono indebolire.</li>
</ul>
<p>Le complicazioni sono poco frequenti ma includono:</p>
<p>Anemia indotta dallo stillicidio ematico ricorrente</p>
<p>Trombosi che si verifica per la coagulazione di sangue nelle stesse</p>
<p>Il medico è in grado di valutarne la presenza anche con il solo esame obiettivo comprensivo di anoscopia o rettoscopia ma indubbiamente l’indagine che permette di confermare la diagnosi ed escludere aspetti collaterali inattesi a livello colico, è l’indagine endoscopica.</p>
<p>Per cercare di controllare l’evoluzione del disturbo si forniscono spesso consigli inerenti lo stile di vita:</p>
<ul>
<li>Mangiare cibi ricchi di fibre, per aumentare il volume fecale rendendo più morbide le feci e tamponandone l’acidità</li>
<li>Semicupi con acqua fresca in modo da decongestionare il plesso emorroidario</li>
<li>Mantenere la zona anale pulita tamponando la regione per asciugare</li>
<li>Non usare la carta igienica con manovre eccessivamente vigorose per non traumatizzare il plesso</li>
<li>Utilizzare FANS tramite somministrazione rettale per controllare l’infiammazione ed il dolore</li>
</ul>
<p>Altresì esistono una gamma di procedure mininvasive:</p>
<p>Legatura elastica dei gavoccioli</p>
<p>Scleroterapia</p>
<p>Coagulazione</p>
<p>Ove queste si dimostrassero insufficienti si ha sempre a disposizione l’opzione chirurgica:</p>
<p>Transanal Haemorroid Dearterialization (THD): consiste nella chiusura delle afferenze vascolari al plesso emorroidario mediante l’apposizione di punti di sutura in corrispondenza delle arterie proprie del plesso, individuate con l’impiego di un Doppler specifico.</p>
<p>Emorroidectomia con stapler (Longo): consiste nella rimozione di un anello mucoso dalla regione endorettale al fine di stirare le emorroidi verso l’interno dell’ampolla e decongestionare il plesso gravato dalla stasi.</p>
<p>Emorroidectomia tradizionale (Milligan-Morgan, Ferguson,…): La rimozione vera e propria dei gavoccioli prominenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Varici degli arti inferiori</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2016/12/15/varici-degli-arti-inferiori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 22:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chirurgia vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per varicosi o malattia varicosa si intende una dilatazione patologica permanente di una vena associata ad una modificazione di tipo regressivo delle pareti venose. Tale dilatazione può essere localizzata, con almeno una zona di nodosità, o diffusa. Le varici vengono generate principalmente da: aumento della pressione intraluminale venosa (causata ad es. da compressione dei vasi) [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per varicosi o malattia varicosa si intende una dilatazione patologica permanente di una vena associata ad una modificazione di tipo regressivo delle pareti venose. Tale dilatazione può essere localizzata, con almeno una zona di nodosità, o diffusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le varici vengono generate principalmente da:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>aumento della pressione intraluminale venosa (causata ad es. da compressione dei vasi)</li>
<li>trombosi delle vene profonde</li>
<li>insufficienza delle valvole venose</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Esiste una predisposizione genetica alla costituzione della debolezza delle pareti venose, oltre a fattori a rischio tipicamente femminili e alla posizione eretta che agevolano la patologia.</p>
<p style="text-align: justify;">La gravidanza, l&#8217;età e l&#8217;obesità rappresentano fattori di rischio specifici.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che appaiano i tipici cordoni bluastri, è buona norma accorgersi dei campanelli di allarme quali i crampi notturni ed i gonfiori ai piedi e alle caviglie, pesantezza o dolore, formicolii agli arti ed ai piedi, raffreddamento di alcune zone delle gambe, colorazione giallo grigiastro della pelle, presenza di piccoli noduli sottocutanei, facilità all&#8217;ematoma, pelle secca e lucida con comparsa di eczemi. La diagnosi viene posta dal chirurgo con un ecoDoppler del sistema venoso superficiale e profondo degli arti inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Esclusi i trattamenti conservativi (calze elastiche, postura, percorsi vascolari termali, &#8230;) si giunge quasi sempre alla rimozione chirurgica. Esistono varie opzioni:</p>
<p>Ablazione LASER di varicosità. Questa tecnica permette in tantissime circostanze il trattamento di insufficienza venose una maniera estremamente conservativa limitando al massimo le rimozioni chirurgiche vere e proprie.</p>
<p style="text-align: justify;">Crossectomia: consiste nella legatura della safena interna a raso della vena femorale comune e nella legatura di tutte le affluenti dell’arco safenico. La stessa cosa si può fare per la piccola safena effettuando la legatura a raso della vena poplitea. Questo intervento può essere eseguito da solo o associato allo stripping.</p>
<p style="text-align: justify;">Stripping lungo:  consiste nell’eseguire una legatura della safena interna (o grande safena) o esterna (o piccola safena)  alla cross (crossectomia) e successivamente asportare l’asse safenico fino al malleolo</p>
<p style="text-align: justify;">Stripping corto: si esegue per la safena interna. Consiste nell’asportazione della vena dall’inguine fino al ginocchio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tireopatie di interesse chirurgico</title>
		<link>https://www.matteogiovannini.it/2016/12/15/tireopatie-interesse-chirurgico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Giovannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 22:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Le patologie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.matteogiovannini.it/?p=3567</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per tireopatia in campo medico, si intende una qualunque condizione, sia di natura benigna che maligna che interessa la tiroide. L&#8217;anomalia instaurata a livello tiroideo si ripercuote sulla secrezione ormonale specifica, pertanto a carico di tiroxina, triiodotironina e calcitonina. I sintomi più evidenti sono: Calo ponderale; Affaticabilitá; indebolimento; iperattività; irritabilità; apatia; depressione; poliuria; sudorazione; pelle ingiallita. Inoltre nei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.matteogiovannini.it/2016/12/15/tireopatie-interesse-chirurgico/">Tireopatie di interesse chirurgico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.matteogiovannini.it">Matteo Giovannini Chirurgo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per <b>tireopatia</b> in campo medico, si intende una qualunque condizione, sia di natura benigna che maligna che interessa la <a title="Tiroide" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tiroide">tiroide</a>. L&#8217;anomalia instaurata a livello tiroideo si ripercuote sulla secrezione ormonale specifica, pertanto a carico di tiroxina, triiodotironina e calcitonina.</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi più evidenti sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Calo ponderale;</li>
<li>Affaticabilitá;</li>
<li>indebolimento;</li>
<li>iperattività;</li>
<li>irritabilità;</li>
<li>apatia;</li>
<li>depressione;</li>
<li>poliuria;</li>
<li>sudorazione;</li>
<li>pelle ingiallita.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Inoltre nei pazienti si possono presentare una varietà di sintomi come:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>palpitazioni e aritmia (specialmente fibrillazione atriale);</li>
<li>dispnea;</li>
<li>infertilità;</li>
<li>calo del desiderio sessuale;</li>
<li>nausea;</li>
<li>vomito;</li>
<li>dissenteria.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Nella vecchiaia questi classici sintomi potrebbero non comparire e potrebbero presentarsi solo con l’affaticamento e la perdita di peso.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi viene generalmente effettuata con esami ematici, ecografia, scintigrafia ed occasionalmente biopsia (FNAB).</p>
<p style="text-align: justify;">La chirurgia (per rimuovere l’intera tiroide o una parte di essa) non è usata estensivamente perché la maggior parte delle forme delle alterazioni funzionali tiroidee viene gestita con terapia incruenta. I pazienti che non risentono di queste, optano per un intervento chirurgico. La procedura è relativamente sicura e prevede la rimozione di tutta o parte della ghiandola in relazione alla problematica in essere.</p>
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