La Sindrome di Poland ed il Pectus Excavatum

Sono due anomalie morfologiche della gabbia toracica che determinano una introflessione di tipologia, forma ed entità variabili del piano toracico avvicinando il profilo costale e la superficie sternale alla colonna vertebrale. 

Sono tristemente note per essere un vero problema psicologico e sociale. 

La ricerca sul background genetico e una probabile origine embriologica vascolare di questi focolai è molto interessante (Chaput); spesso si vedono delle associazioni tra loro o con altre condizioni come il seno tuberoso nelle donne. 

Il pectus excavatum è di gran lunga il più comune con almeno 1/1000 pazienti, ma è difficile ottenere statistiche veritiere su questa malformazione che non si vede spesso alla nascita a differenza della sindrome di Poland (1 / 30.000). Altrettanto, molti pazienti hanno un difetti lievi che non risultano evidenti nemmeno ai sanitari, anche perché non sono associati a disturbi funzionali. 

Sindrome o anomalia di Poland

La sindrome di Poland, è un insieme di anomalie anatomiche congenite situate su un lato solo del corpo, precisamente tra i muscoli pettorali di una metà del torace e l’arto superiore adiacente (mano in particolare).

http://www.anatomikmodeling.izianet.net/it/trattamento-sindrome-di-poland

Il pectus excavatum è un’anomalia della gabbia toracica caratterizzata da un infossamento della parte centrale dello sterno. Le persone che ne sono affette presentano un incavo particolarmente evidente al centro del torace.

http://www.anatomikmodeling.izianet.net/it/trattamento-pectus-excavatum

Essendo le funzioni cardio-respiratorie molto spesso compatibili con una vita normale (e pertanto non richiedendosi correzioni di carattere ortopedico), si propende sempre più per l’opzione strettamente estetica che consente una correzione ottimale del difetto con una invasività contenuta; tutto ciò si traduce in un ridotto dolore postoperatorio ed un contenimento marcato delle complicanze chirurgiche.
Al fine di ottimizzare l’esito dell’intervento si fa ricorso ad impianti su misura, realizzati con un elastomero di silicone morbido su un design TC guidato; il posizionamento in sede retro- pettorale ne ottimizza il risultato.

Pectus excavatum

In talune deformità, l’associazione di una alterazione della gabbia toracica e di un seno tuberoso, possono richiedere l’impianto di una doppia protesi per ottenere un risultato morfologico ottimale.

L’impianto è permanente e può essere applicato già nel periodo adolescenziale se lo sviluppo ha raggiunto una sua stabilizzazione.

La conformazione della protesi, definita con uno studio digitale preoperatorio consente di effettuare un trattamento estremamente mirato e gradevole.

Il nostro piacere è restituirvi il piacere di guardarvi allo specchio e mostrarvi al mondo.

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Esempio di ricostruzione digitale della lacuna e perfezionamento morfologico della protesi

Diastasi dei retti addominali – Addominoplastica

Nonostante rientri tra i difetti di parete addominale, ci è sembrato giusto dedicare un capitolo a parte a questa problematica in cui si assiste allo sfiancamento persistente della parete stessa per la tensione protratta cui viene sottoposta. 

Le condizioni che più frequentemente espongono al rischio di diastasi, ossia divisione, allontanamento, dei muscoli retti dell’addome ( quelli che formano la cosiddetta “tartaruga”) sono in prevalenza la gravidanza ed il sovrappeso protratto.

Tali circostanze espongono la fascia muscolare della parete addominale ad una distensione continuativa che determina un allargamento del rafe mediano detto linea alba ed una progressiva stabilizzazione dell’anomalia. Analogamente i tessuti sovrafasciali, ossia il tessuto adiposo e la cute, risentono di queste problematiche in quanto il tessuto adiposo viene caratterizzato da ipertrofia e spesso lipedema mentre la cute, che deve comunque rivestire il nostro corpo, viene distesa in maniera importante. Questa abnorme richiesta spesso produce a livello cutaneo un danno permanente esitando quasi sempre in smagliature diffuse al basso ventre e talvolta nel “grembiule addominale”. 

Non si deve ridurre il problema ad un solo inestetismo in quanto la vistosa plica è frequente responsabile di intertrigine (il fastidioso arrossamento flogistico che si localizza nelle pieghe cutanee come la plica addominale, i solchi mammari,…).

Spesso il riconoscimento di una condizione di questo tipo porta a suggerire approcci conservativi e dobbiamo dire che minimi margini di recupero esistono ma alcuni fattori collaterali, quali l’età, la predisposizione personale,… spesso rendono insoddisfacente questo percorso che, comunque, richiede limitazioni. Proprio alla luce di quanto detto, un recupero pressoché completo si ravvisa nelle donne giovani alla prima gravidanza in cui il volume addominale sia stato contenuto come anche in tutte le forme di sovrappeso adolescenziale. 

La correzione tangibile di questa condizione si ravvisa nell’intervento di addominoplastica ossia una procedura che mediante un accesso arcuato bisiliaco consente lo scollamento del tessuto adiposo profondo dalla fascia muscolare superficiale. L’esposizione del piano fasciale consente di apportare le plicature correttive che consentono di avvicinare i muscoli retti dell’addome ripristinando lo status quo

In tal senso la nostra equipe vanta un’esperienza molto vasta e la mettiamo a vostra disposizione.

Fimosi

La fimosi è un diffuso restringimento dell’orifizio prepuziale, più precisamente una condizione medica per la quale non è possibile retrarre il prepuzio del pene oltre al glande. Durante la minzione può anche verificarsi un gonfiore sotto il prepuzio. Negli adolescenti e negli adulti la fimosi può causare dolore durante l’erezione ma, altrimenti, non è dolorosa. Coloro che sono colpiti sono a maggior rischio di incorrere in una infiammazione del glande, nota come balanite e altre complicazioni.

Nei bambini piccoli, è normale che non sia possibile retrarre il prepuzio, tuttavia in oltre il 90% dei casi ciò si risolve intorno all’età di sette anni e nel 99% dei casi entro i 16 anni. Occasionalmente, la fimosi può essere causata da una patologia sottostante, come la presenza di cicatrici dovute a balanite o a balanite xerotica obliterante. Ciò può essere generalmente diagnosticato quando si osservano cicatrici dell’apertura del prepuzio.

In genere, la fimosi si risolve senza trattamento all’età di tre anni. Durante i primi anni di vita del bambino non dovrebbero essere tentati sforzi per retrarre il prepuzio. Per coloro la cui condizione non migliora può essere indicato o aspettare ancora del tempo o utilizzare una crema steroide per tentare di allentare la pelle stretta. Se ciò non risultasse efficace, si potrebbero raccomandare altri trattamenti, come la circoncisione. Una potenziale complicanza della fimosi è la parafimosi, in cui vi è l’impossibilità nel ricoprire il glande col prepuzio una volta che è stato retratto. Il termine ha origine dalla parola greca phimos (φῑμός), che significa “muso”.

Alla nascita, lo strato interno del prepuzio è sigillato al glande sul pene. Il prepuzio di solito non è retraibile nella prima infanzia e ciò può perdurare anche fino ai 18 anni.

Le associazioni mediche consigliano di non retrarre il prepuzio di un neonato, al fine di prevenire eventuali cicatrici. Alcuni sostengono che la non-retraibilità può essere “considerata normale per i maschi fino all’adolescenza compresa”. Hill afferma che la piena retraibilità del prepuzio non può essere raggiunta fino alla tarda infanzia o all’età adulta. Un sondaggio danese ha rilevato che l’età media della prima retrazione del prepuzio è di 10,4 anni.

Rickwood, così come altri autori, ha suggerito che la condizione di fimosi è sovradiagnosticata per via della mancata distinzione tra non retraibilità tipica dello sviluppo e una situazione patologica. Alcuni autori usano i termini “fisiologici” e “patologici” per distinguere tra questi tipi di fimosi; altri usano il termine “prepuzio non-retrattile” per distinguere questa condizione di sviluppo dalla fimosi patologica.

In alcuni casi, si può identificare una situazione patologica se sembra che il bambino accusi un dolore, un rigonfiamento del prepuzio o un apparente disagio durante la minzione.

Nelle donne una condizione paragonabile è conosciuta come “fimosi clitoridea” per cui il prepuzio clitorideo non può essere ritratto, limitando l’esposizione del glande clitorideo.

Secondo Kikiros et al. è possibile identificare una scala di cinque gradi di intensità della fimosi:

  • Grado 5: assolutamente nessuna retrazione prepuziale.
  • Grado 4: lieve retrazione, però l’orifizio urinario (meato) continua ad essere coperto.
  • Grado 3: retrazione parziale, meato visibile, però il restante della glande continua ad essere coperto.
  • Grado 2: esposizione parziale della glande.
  • Grado 1: retrazione totale del prepuzio, però lo stesso stringe la base della glande.

La fimosi può essere congenita o acquisita:

  • è congenita quando fin dalla nascita e nei primi anni di vita si manifesta un restringimento prepuziale. L’operazione è consigliabile solo se la fimosi è serrata; se non serrata si può elasticizzare di più il prepuzio con ripetuti esercizi e creme steroide oppure con dispositivi medici, chiamati “tuboidi”, cui consegue la formazione di nuove cellule elastiche che stabilizzano il risultato;
  • è acquisita se si manifesta in età adulta a causa di infiammazioni fungine o batteriche del glande o del prepuzio, oppure in seguito ad un lichen sclero-atrofico. In questi casi è solitamente necessaria l’operazione.

La fimosi, sia congenita sia acquisita, può essere serrata o non serrata:

  • è serrata quando il restringimento è tale da impedire lo scoprimento del glande anche a pene rilassato e in casi limite può anche portare difficoltà nell’urinare. In questi casi è la circoncisione il rimedio più utilizzato.
  • è non serrata quando non si riesce a scoprire il glande a pene eretto. Non dà particolari problemi, si raccomanda solo di usare il profilattico durante la penetrazione perché forzare lo scoprimento del glande può comunque provocare la parafimosi, che è un grave effetto in cui non si riesce più a ricoprire il glande comportando uno strangolamento dello stesso ed è necessario un intervento d’urgenza per risolverlo

Alopecia e diradamento capillifero

AUTOTRAPIANTO DI CAPELLI ED IMPIANTO DI FIBRE SINTETICHE

L’alopecia è un problema che interessa uomini e donne a qualsiasi età. Mentre in passato era quasi appannaggio del sesso maschile, nell’ultimo decennio si è notato un incremento del diradamento capillifero anche nel sesso femminile, soprattutto nella fase post-menopausale.

Presenti da molti anni dei trattamenti topici, non hanno mai sortito un effetto realmente curativo su questa problematica poiché hanno solamente mostrato la capacità di rallentarne la progressione.

Chirurgicamente si è cercato di dare una risposta a questo disagio generando svariate tecniche di autotrapianto che vanno dall’autotrapianto monobulbare (FUE) al trapianto con stripping e sequenziamento di una losanga di cuoio capelluto occipitale.

Per una questione di scuola la nostra preferenza ricade sulla tecnica strip poiché sembra essere associata ad una maggiore vitalità degli innesti.

IMPIANTO DI FIBRE CAPILLIFERE SINTETICHE

Altro tipo di trattamento praticabile, ove non si possa percorrere l’opzione autologo, è l’impianto di fibre capillifere sintetiche; in questo senso si possono inserire nel tessuto sottocutaneo sino alla galea capitis delle fibre di materiale altamente biocompatibile che, generando un processo di granulazione, attecchiscono ai tessuti molli profondi e conferiscono un aspetto estremamente simile al capello naturale.

Il nostro studio e la nostra esperienza è stata condotta mediante l’impiego di Biofibre (prodotte da Medicap) per l’eccellenza di prodotto, la gamma di cromatismi e l’elevatissima biocompatibilità.

TRATTAMENTO CON STAMINALI PER DIRADAMENTI CAPILLIFERI

Uno dei più frequenti problemi legati all’invecchiamento è il diradamento capillifero.

Nei casi di diradamento lieve/moderato, si è recentemente affacciata sul panorama scientifico l’applicazione di cellule staminali nel cuoio capelluto.

Questa metodica, grazie ad un prelievo di tessuto adiposo ed ad un accurato processo laboratoristico, permette di rivitalizzare i bulbi capilliferi quiescenti.

Probabilmente in futuro sarà la reale metodica per la cura della calvizie, ad oggi viene proposta in casi selezionati anche perché vede alcune limitazioni di carattere laboratoristico (oggi non superabili).

Le ADSC (Adipose Derived Stem Cells) espanse possono essere utilizzate per trattare tutte le patologie e/o inestetismi che, fino ad oggi, hanno visto l’impiego del lipofilling.

Le principali linee cellulari in cui si differenziano le ADSC sono:

  • Adipociti
  • Osteociti
  • Condrociti
  • Miociti
  • Cellule ematopoietiche e per uso vascolare

Le problematiche cutanee di pertinenza chirurgica

Ci sono una varietà di condizioni della pelle che portano i pazienti all’attenzione del chirurgo ma le cause più comuni sono:

  • L’invecchiamento: ritidosi, macchie cutanee ed ipotrofia adiposa.
  • L’esposizione al sole: escrescenze benigne e maligne, rottura di capillari, rugosità superficiali e problemi di pigmentazione.
  • Malattie neoplastiche: epiteliomi basocellulari, epiteliomi spinocellulari, epitelioma nodulare, ulcus rodens, epitelioma cicatriziale, epitelioma pigmentato, melanoma, dermatofibrosarcoma protuberans, angiosarcoma di Kaposi, linfomi cutanei,…
  • Malattie metaboliche come il diabete, infettive quali l’HIV, gli squilibri ormonali, …
  • Traumi, infortuni ed incidenti che possono causare ferite relativamente piccole come anche cicatrici più importanti.
  • Genetiche: perdita di capelli, le alonature scure sotto gli occhi, resistenti depositi di grasso.

Molte di queste problematiche, dopo un opportuno inquadramento clinico operato generalmente dal dermatologo, sono passibili di trattamento chirurgico, in particolare ci sembra opportuno segnalare:

EXERESI DI LESIONI CUTANEE E SOTTOCUTANEE

L’asportazione delle lesioni neoplastiche benigne e maligne è una pratica frequente dettata spesso dalla necessità di porre un’indicazione diagnostica certa come quella che deriva dall’esame istopatologico di un prelievo chirurgico radicale.

Oltre alle lesioni di cui sopra si riconoscono frequentemente le cisti sebacee ed i granulomi da corpo estraneo.

La ricostruzione della cute è generalmente condotta in modalità diretta, ossia affrontando i margini cutanei incisi; a volte si rende necessaria la ricostruzione con lembi od innesti.

BLEFAROPLASTICA (SUPERIORE e/o INFERIORE)

Uno degli interventi più famosi del panorama di chirurgia plastica prevede la rimozione dell’esuberanza adiposa dermica delle palpebre contestualmente alla regolarizzazione dei tessuti molli sottostanti (regolarizzazioni del tarso, delle borse adipose, …)

È un intervento di modesto impatto fisico (condotto abitualmente in anestesia locale e sedazione) che produce un importante miglioramento di aspetto e conseguente autostima.

TRATTAMENTO CON FIBROBLASTI PER AGING FACCIALE (FIBROSKILL)

Col passare degli anni la pelle perde le sue normali elasticità e freschezza con un andamento variabile da persona a persona ma comunque inesorabile.

Oggi l’impiego di cellule provenienti dal nostro stesso organismo, opportunamente trattate, permette di riconferire parte di ciò che si è perso con due semplicissimi atti: il prelievo di una minima losanga di pelle e qualche iniezione al viso.

LIFTING

Quando la pelle risulta molto provata dal tempo e dagli insulti fisici può esitare in una marcata lassità che si manifesta con le famigerate rughe.

Quando esse non mostrano una trattabilità conservativa (FIBROSKILL, Eporex, radiofrequenze, minilifting sec. Serdev,…) si è costretti a ricorrere al trattamento chirurgico tradizionale: il lifting, che può interessare solamente parte del viso o del collo od essere esteso a tutto il viso (fronto-temporo-facciale) ed il collo.

Il principio su cui si fonda l’intervento è quello di tendere la pelle residua dopo la rimozione calibrata della parte dermica esuberante opportunamente scollata dalla muscolatura sottostante, spesso oggetto di plicature e plastiche estetiche.

MINILIFTING

Quando le rughe sono superficiali ma risentono poco dei trattamenti incruenti?

È una soluzione rapida, di minimo impatto fisico e dal buon esito estetico con l’unica limitazione che produce un risultato transitorio (circa 18 mesi, dopo i quali può essere ripetuto).

È un filo di non riassorbibile che viene tunnellizzato nel tessuto sottocutaneo superficiale in maniera da creare una plissettatura superficiale che tende le rughe superficiali donando freschezza all’aspetto.

All’estinzione dei suoi effetti il filo può essere tranquillamente rimosso ed in quella circostanza si può decidere come procedere.

TRATTAMENTO CON MELANOCITI PER LE ACROMIE CUTANEE

I melanociti sono cellule specializzate nella produzione di melanina, sostanza responsabile della pigmentazione cutanea.

Si trovano nello strato più profondo dell’epidermide e, a causa di determinate patologie come la vitiligine, possono essere distrutte.

La loro assenza si manifesta con un’acromia cutanea di natura transitoria o permanente che può manifestarsi indifferentemente in uomini e donne, determinando spesso un forte disagio psicologico.

Mediante il prelievo di una piccola losanga cutanea e l’isolamento di melanociti e cheratinociti in laboratorio è oggi possibile ripigmentare tali aree opportunamente dermoabrase con laser.

Expanded Melanocyte Keratinocyte Transplantation (EMKTPSKILL) è la terapia ideale per la ripigmentazione delle macchie bianche cutanee, dovute alla vitiligine stabilizzata, e alle lesioni di tipo fisico, chimico, meccanico.

Anomalie morfologiche della mammella

La mammella può essere interessata da anomalie morfologiche di vario tipo, alcune congenite, altre prodotte dal tempo.

Essenzialmente si possono dividere nelle seguenti grandi classi:

  • Ipotrofia/ipoplasia mammaria
  • Mammella tuberosa (tuberous breast)
  • Ipertrofia/iperplasia mammaria
  • Ptosi mammaria
  • Ginecomastia/pseudo ginecomastia

Ovviamente la maggior parte di esse può essere fonte di disagio e le pazienti ricorrono al trattamento chirurgico nel momento in cui il problema costituisce un limite significativo alla vita di relazione, non esclusivamente di coppia.

Nei casi in cui le mammelle siano dimensionalmente ridotte si può attuare un incremento con l’impiego di tessuti autologhi o mezzi protesici. Per quanto riguarda i tessuti autologhi si può impiegare un lembo dermico vascolarizzato oppure un innesto di grasso; le protesi possono essere allocate all’interno di una tasca appositamente conformata in sede retroghiandolare o retromuscolare. Ovviamente l’indicazione all’una od all’altra metodica è indicazione dello specialista che deciderete di eleggere a vostro terapeuta; sarà lui che, dopo un attento esame delle vostre aspettative, considerazioni e possibilità oggettive, vi illustrerà tutte le opzioni percorribili.

Durante tutte queste procedure si cerca di correggere eventuali (frequenti) asimmetrie mediante qualche artifizio tecnico.

Un caso particolare di asimmetria è la mammella tuberosa: ci si trova qui di fronte ad una marcatissima dismorfia mammaria unilaterale o bilaterale in cui il seno non ha affrontato un normale sviluppo morfo-funzionale.

La correzione di queste anomalie richiede grande esperienza e talvolta un approccio frazionato in più fasi.

La ptosi mammaria è una lassità cutanea che rende le mammelle “cadenti”. É un inestetismo che spesso si instaura dopo l’allattamento in quanto i tessuti sovradistesi dall’ipertrofia ghiandolare vedono una successiva esuberanza. Può essere corretta mediante plastiche ad hoc che acquisiscono la dicitura di mastopessi; verificandosi in mammelle ipotrofiche come in mammelle ipertrofiche, spesso si rende necessaria l’associazione ad altri tipi di plastica mammaria (additiva o riduttiva a seconda dei casi).

La ginecomastia è una problematica che interessa la mammella maschile: a seconda che essa sia ginecomastia, ossia ipertrofia ghiandolare, o pseudoginecomastia, ipertrofia adiposa, si palesano le opportunità chirurgiche che consistono nella regolarizzazione della ghiandola e/o dei tessuti adiposi. Queste tecniche sovente combinate hanno l’intento di restituire alla mammella un aspetto normale.

La patologia dismorfica che forse più di tutte vede il trattamento correttivo come una “cura” è l’ipertrofia mammaria poiché al di là dell’aspetto si riconoscono spesso rachialgie secondarie all’importante peso delle stesse che esplica la sua azione a carico della colonna dorsale. È la motivazione per cui è uno dei pochi interventi estetici sostenuti dal SSN. Esistono varie tecniche riduttive con il medesimo intento. L’unica cosa da considerare è che quando le mammella hanno una dimensione notevole può essere necessaria l’asportazione ed innesto del complesso areola-capezzolo.